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VARICOCELE E INFERTILITÀ MASCHILE: UN LEGAME SOTTOVALUTATO - 02.07.2015

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La relazione tra il varicocele e la sterilità maschile (o meglio la sub fertilità, la condizione per cui l'uomo produce una quantità insufficiente di spermatozoi o questi sono inadeguati) è dimostrata da diversi decenni: dalle statistiche pare che tale patologia si possa ritrovare addirittura nel 40% dei pazienti sub fertili che si rivolgono a un centro specializzato in andrologia.

Ma che cos'è il varicocele? Si tratta di una dilatazione delle vene del plesso pampiniforme, ovvero la più importante stazione di drenaggio del sangue venoso testicolare; le cause che danno luogo a questa patologia sono – nella maggior parte dei casi – genetiche: infatti, esiste una relazione dimostrata tra il paziente affetto da varicocele ed altre malattie venose (varici agli arti inferiori, emorroidi, o il varicocele stesso) che affliggono altri membri della famiglia.

VaricoceleIl varicocele è dovuto a un reflusso di sangue che dalla vena renale va fino alla vena spermatica, e si manifesta soprattutto nella parte sinistra per agenesia valvolare (quindi per l’assenza di una valvola) o per disfunzione valvolare venosa, mentre in un minor numero di casi il varicocele è una conseguenza dell’ostruzione della vena renale stessa (spesso di origine tumorale o causata dall’ipertensione della vena porta che è tipica di patologie gravi del fegato, ad esempio la cirrosi).

Il meccanismo patogenetico che causa la sub fertilità e, col tempo, la sterilità, è appunto dovuto dal reflusso di sostanza tossiche - come gli ormoni steroidei - nel plesso pampiniforme: queste sostanze hanno un effetto inibitore sulla produzione degli spermatozoi e sulla motilità e morfologia degli stessi.

Un altro fattore che può incidere in maniera significativa sulla sub feritilità è l’ipertermia: in condizioni normali, infatti, esiste una differenza fra la temperatura intraddominale e la temperatura scrotale che - nel caso del varicocele - è assente; ciò non comporta solo una inibizione della spermatogenesi ma anche un danno che si esplica soprattutto a livello dell’epididimo, ossia in quella importantissima zona anatomica di passaggio degli spermatozoi dove gli stessi acquisiscono due peculiarità indispensabili: divengono effettivamente fertili e, soprattutto, mobili.

La diagnosi di varicocele quindi si basa su manovre semeiologiche (sia fisiche che strumentali), sulle caratteristiche dello spermiogramma (sia biochimiche che cellulari), e sul quadro ormonale del paziente.

Per la prevenzione è fondamentale l’esame obiettivo dei genitali che deve essere eseguito in ortostatismo, ossia quando il paziente è in piedi; è altrettanto importante eseguire le manovre di Valsalva e - soprattutto - di Ivanissevich, che consistono nel causare un aumento della pressione addominale: in questo modo si va a provocare una dilatazione delle vene scrotali ammalate a causa del varicocele, in modo tale da poterlo riscontrare già nel corso dell’esame obiettivo.

La semeiotica strumentale, invece, si basa su un esame fondamentale, l’Eco Color Doppler scrotale: il suo obiettivo è quello di evidenziare ecograficamente il reflusso ematico reno-spermatico; nel 90% dei casi il varicocele è sinistro, ma in un 10 % dei casi, soprattutto quando c’è una elevata familiarità per malattie venose, può essere anche bilaterale.

Le alterazioni dello spermiogramma nel varicocele, invece, possono essere di quattro tipi:

  • biochimiche, ovvero quando si manifesta una deviazione del PH verso la basicità e un aumento dei leucociti, la presenza di agglutinati spermatozoari, l’aumento del tempo di fluidificazione, l’aumento delle fosfatasi acide e la diminuzione del fruttosio;
  • oligospermia, ossia la diminuzione moderata del numero degli spermatozoi;
  • astenospermia, l’alterazione della motilità degli spermatozoi, che può essere più o meno grave;
  • teratospermia, vale a dire la presenza in maggior numero di spermatozoi anomali, contraddistinti dalla caratteristica forma a punta di lancia.

analisi di laboratorioInfine, con un’analisi ormonale si può rilevare un modesto decremento dei valori del testosterone e del testosterone libero, un leggero innalzamento gonadotropinico LH e soprattutto FSH: questo quadro endocrino può andare via via aggravandosi fino a sfociare col tempo in una situazione di vero e proprio ipogonadismo ipergonadotropo.

Il danno istologico riguarda sia i testicoli che l’epididimo e, con il tempo, tende ad essere sempre meno reversibile: da qui nasce l’esigenza di una diagnosi andrologica precoce e soprattutto esatta a cui deve tempestivamente seguire un’adeguata terapia chirurgica.

Gli obiettivi che si deve porre il Chirurgo Andrologo, perciò, sono:

  • la precocità dell’intervento;
  • la completa interruzione del reflusso venoso reno-spermatico;
  • l’assenza di recidive;
  • la reversibilità del danno spermatogenetico con il completo riacquisto della fertilità del paziente.

Quando queste condizioni vengono rispettate, si osservano miglioramenti di tutti i parametri dello spermiogramma in oltre il 60% dei pazienti, con una percentuale di fertilità effettiva - con conseguente gravidanza della partner - che va dal 30% al 55% soprattutto nei pazienti operati tempestivamente.

A distanza di 10/12 mesi dall’intervento, per prima cosa si verifica il miglioramento della motilità nemaspermica, poi della morfologia e, in ultimo, della conta degli spermatozoi. L’approccio chirurgico migliora la fertilità in molti casi di pazienti accuratamente studiati e valutati prima dei 30 anni.

Se volete saperne di più e approfondire ulteriormente l’argomento, contattate Centro Medico Vaccari e fissate l’appuntamento per una visita di controllo.

 

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